Ivo Andric Quote

Finché l’uomo vive nel suo ambiente e in condizioni normali, gli elementi del curriculum vitae rappresentano per lui periodi importanti e svolte significative della sua vita. Ma appena il caso o il lavoro o le malattie lo separano dagli altri e lo isolano, questi elementi di colpo cominciano a scolorirsi, si inaridiscono e si decompongono con incredibile rapidità, come una maschera di cartone o di lacca senza vita, usata una volta sola. Sotto questa maschera comincia a intravedersi un’altra vita, conosciuta solo a noi, ossia la vera storia del nostro spirito e del nostro corpo, che non è scritta da nessuna parte, di cui nessuno suppone l’esistenza, una storia che ha molto poco a che fare con i nostri successi in società, ma che è, per noi, per la nostra felicità o infelicità, l’unica valida e la sola davvero importante.Sperduto in quel luogo selvaggio, durante le lunghe notti, quando tutti i rumori erano cessati, Daville pensava alla sua vita passata come a una lunga serie di progetti audaci e di scoraggiamenti noti a lui solo, di lotte, di atti eroici, di fortune, di successi e di crolli, di disgrazie, di contraddizioni, di sacrifici inutili e di vani compromessi. Nelle tenebre e nel silenzio di quella città che ancora non aveva visto ma in cui lo attendevano, senza dubbio, preoccupazioni o difficoltà, sembrava che nulla al mondo si potesse risolvere né conciliare. In certi momenti gli pareva che per vivere fossero necessari sforzi enormi e per ogni sforzo una sproporzionata dose di coraggio. E, visto nel buio di quelle notti, ogni sforzo gli sembrava infinito. Per non fermarsi e rinunciare, l’uomo inganna se stesso, sostituendo gli obiettivi che non è riuscito a raggiungere con altri, che ugualmente non raggiungerà; ma le nuove imprese e i nuovi tentativi lo obbligheranno a cercare dentro di sé altre energie e maggiore coraggio. Così l’uomo si autoinganna e col passare del tempo diviene sempre più e senza speranza debitore verso se stesso e verso tutto quello che lo circonda.

Ivo Andric

Finché l’uomo vive nel suo ambiente e in condizioni normali, gli elementi del curriculum vitae rappresentano per lui periodi importanti e svolte significative della sua vita. Ma appena il caso o il lavoro o le malattie lo separano dagli altri e lo isolano, questi elementi di colpo cominciano a scolorirsi, si inaridiscono e si decompongono con incredibile rapidità, come una maschera di cartone o di lacca senza vita, usata una volta sola. Sotto questa maschera comincia a intravedersi un’altra vita, conosciuta solo a noi, ossia la vera storia del nostro spirito e del nostro corpo, che non è scritta da nessuna parte, di cui nessuno suppone l’esistenza, una storia che ha molto poco a che fare con i nostri successi in società, ma che è, per noi, per la nostra felicità o infelicità, l’unica valida e la sola davvero importante.Sperduto in quel luogo selvaggio, durante le lunghe notti, quando tutti i rumori erano cessati, Daville pensava alla sua vita passata come a una lunga serie di progetti audaci e di scoraggiamenti noti a lui solo, di lotte, di atti eroici, di fortune, di successi e di crolli, di disgrazie, di contraddizioni, di sacrifici inutili e di vani compromessi. Nelle tenebre e nel silenzio di quella città che ancora non aveva visto ma in cui lo attendevano, senza dubbio, preoccupazioni o difficoltà, sembrava che nulla al mondo si potesse risolvere né conciliare. In certi momenti gli pareva che per vivere fossero necessari sforzi enormi e per ogni sforzo una sproporzionata dose di coraggio. E, visto nel buio di quelle notti, ogni sforzo gli sembrava infinito. Per non fermarsi e rinunciare, l’uomo inganna se stesso, sostituendo gli obiettivi che non è riuscito a raggiungere con altri, che ugualmente non raggiungerà; ma le nuove imprese e i nuovi tentativi lo obbligheranno a cercare dentro di sé altre energie e maggiore coraggio. Così l’uomo si autoinganna e col passare del tempo diviene sempre più e senza speranza debitore verso se stesso e verso tutto quello che lo circonda.

Related Quotes

About Ivo Andric

Ivo Andrić (Serbian Cyrillic: Иво Андрић, pronounced [ǐːʋo ǎːndritɕ]; born Ivan Andrić; 9 October 1892 – 13 March 1975) was a Yugoslav novelist, poet and short story writer who won the Nobel Prize in Literature in 1961. His writings dealt mainly with life in his native Bosnia under Ottoman rule.
Born in Travnik in Austria-Hungary, modern-day Bosnia and Herzegovina, Andrić attended high school in Sarajevo, where he became an active member of several South Slav national youth organizations. Following the assassination of Archduke Franz Ferdinand in June 1914, Andrić was arrested and imprisoned by the Austro-Hungarian police, who suspected his involvement in the plot. As the authorities were unable to build a strong case against him, he spent much of the war under house arrest, only being released following a general amnesty for such cases in July 1917. After the war, he studied South Slavic history and literature at universities in Zagreb and Graz, eventually attaining his PhD. in Graz in 1924. He worked in the diplomatic service of the Kingdom of Yugoslavia from 1920 to 1923 and again from 1924 to 1941. In 1939, he became Yugoslavia's ambassador to Germany, but his tenure ended in April 1941 with the German-led invasion of his country. Shortly after the invasion, Andrić returned to German-occupied Belgrade. He lived quietly in a friend's apartment for the duration of World War II, in conditions likened by some biographers to house arrest, and wrote some of his most important works, including Na Drini ćuprija (The Bridge on the Drina).
Following the war, Andrić was named to a number of ceremonial posts in Yugoslavia, which had since come under communist rule. In 1961, the Nobel Committee awarded him the Nobel Prize in Literature, selecting him over writers such as J. R. R. Tolkien, Robert Frost, John Steinbeck and E. M. Forster. The Committee cited "the epic force with which he ... traced themes and depicted human destinies drawn from his country's history". Afterwards, Andrić's works found an international audience and were translated into a number of languages. In subsequent years, he received a number of awards in his native country. Andrić's health declined substantially in late 1974 and he died in Belgrade the following March.
In the years following Andrić's death, the Belgrade apartment where he spent much of World War II was converted into a museum and a nearby street corner was named in his honour. A number of other cities in the former Yugoslavia also have streets bearing his name. In 2012, filmmaker Emir Kusturica began construction of an ethno-town in eastern Bosnia that is named after Andrić. As Yugoslavia's only Nobel Prize-winning writer, Andrić was well known and respected in his native country during his lifetime. In Bosnia and Herzegovina, beginning in the 1950s and continuing past the breakup of Yugoslavia, his works have been disparaged by Bosniak literary critics for their supposed anti-Muslim bias. In Croatia, his works had occasionally been blacklisted following Yugoslavia's dissolution in the 1990s, but were rehabilitated by the literary community. He is highly regarded in Serbia for his contributions to Serbian literature.